“Umberto a Mare”

Il Maestro Pizzi Cannella espone: "Dodici Gioie e un Portafortuna" 

    

Che fine fanno i sassi raccolti sulla riva del mare? Certi mi

deludono al primo sguardo, e li ributto subito in acqua, un

po' per sentire il rumore che fanno, e un po' per vedere

quanto riesco a tirarli lontano. Quelli che m'interessano di

piu e che cerco sempre, sono quelli piatti da lanciare paral-

leli al pelo dell'acqua, perché concentrandomi, la pietra fa

anche cinque salti e ne ricavo una certa soddisfazione.

Superati i dodici anni, mi resta solo questo, dello stupore e

del gioco che da bambina m'incantava; cercare i sassi belli.

Per prima cosa dovevo farli vedere, poi fare un mucchietto

e portarli a casa. Eppure di mucchietti di sassi, ne ho fatti

tanti all'angolo dell'asciugamano. Dove sono finiti?

Dispersi nelle stanze d'albergo, lasciati cadere segretamen-

te sulla sabbia prima di chiudere lo sportello della macchi-

na, dimenticati nelle valigie, nei cesti, nelle borse riposte in

autunno assieme all'odore del mare. Ogni tanto una pietra

spunta, da una tasca o dall'amnesia di certi cassetti. Ma dove

sono finite le altre?

Quel magnifico topazio di birra Peroni, l'ambra di mare,

l'agata di vino, giade, zaffiri e diamanti d'acque minerali;

tutte perdute.

Questo è il mucchietto messo insieme da Arturo, che corre

verso di me ridendo con una pietruzza celestina tra le mani.

A quattro anni, le pietre che mi consegna, sono preziose e

basta. Non ha dubbi. Le onde devono aver aperto il forzie-

re dei pirati e noi siamo i fortunati.

Stavolta niente andrà perso, consegneremo le preziosissime

pietre nelle mani di papà, e Arturo avrà il suo piccolo teso-

ro. Saranno gioielli di carta, disegni di monili inestimabili.

Se è vero che l'amore e l'attenzione rendono bella ogni cosa,

questo è il tesoro della Regina.

Questi sassi e vetri sono piccoli profughi scampati al nau-

fragio, giunti prima fino a riva, e dopo sulla carta, riuniti da

un filo di grafite, in collane di perle e pendagli solitari, sono

-messaggeri di storie avvolte da un fitto mistero; finalmente

-ce l'hanno fatta a diventare gioielli. Hanno fatto I1 provino

mille volte poggiati sulle dita e poi subito rilanciati in acqua.

Finalmente hanno la parte, è il loro momento di celebrità.

Le parole pronunciate sulla sabbia, sempre uguali:

«Guarda ci verrebbe un bell'anello! Pensa se fosse uno sme-

raldo vero!... Chissà quanto costerebbe?». La varietà delle

forme sembra assorbire i pensieri, mescolata alla sensazione

imminente, di trovare gioielli veri perduti.

 

Piu dello stare fermi in posa per una fotografia sul bagna-

sciuga o davanti ad un'aiuola fiorita, con Punta Imperatore

per sfondo, la selezione dei sassi, rallenta e sembra fissare i

pensieri. Sono come le sibille e gli oracoli, alternative ai

petali delle margherite, le pietre sono destinate a darci delle

risposte, subito svanite e riassorbite dalle nostre domande.

Quesiti diversi per ogni età: «Se ne trovo un'altra a forma di

naso, qualcuno giocherà con me? Non mi piace stare sempre

sola a scavare con questa paletta!... Sarai I'amore mio, se il

prossimo vetrino che trovo è verde chiaro, se è bianco non

ti farai piu vedere... Se tiro fuori un sasso scuro dalla sabbia,

il mio bambino sarà maschio, se ne trovo uno chiaro sarà

femmina!... Se sotto il mio piede destro c'è una pietra pomi-

ce, mi ami ancora e tornerai da me...».

I vetri, i sassi, le conchiglie, girano e rigirano spinti dalle

correnti e poi ritornano sulle spiagge dell'isola.

Ad Ischia tra la sabbia, le tessere da mosaico delle piscine

termali, sono il ritrovamento piu ambito: opachi cabochon

dall'azzurro al verde acqua, al celestino chiaro quasi bianco

degli occhi, il piu delle volte, le tessere sembrano turchesi, di

quella varietà blu cielo dell'Iran.

D'inverno, i vetrini e le altre pietre aspettano: pensatori e

pensatrici, lanciatori paralleli, ma soprattutto i piccolissimi

piedi e le mani con i secchielli, cercatori instancabili d'oro

che non c'è. I sassi tra loro chiacchierano delle loro prove-

 

nienze diverse: piscine a 38 gradi, vasche kneipp, nottate di

bottiglie lanciate che si frantumano sugli scogli, per gioco,

per rabbia, per scommessa, calcinacci disonesti di bagni e

cucine rimodernate.

Tutto fInIsce nel mare che accoglie e leviga senza posa, per-

ché come i bambini non sta fermo un secondo.

Certo i sassi veri sono piu nobili, hanno milioni di anni e il

loro viaggio è stato lungo: montagne e vulcani, ghiacciai,

cascate, laghi, fiumi e i loro delta, il mare profondo, i canyon

sottomarini; hanno visto tutto.

Ossidiane, vesuviane,``rfuarzi, opali, cinabri, graniti, rocce

ignee o metamorfiche, con tutto il rispetto, mi fate un po'

paura, come le sequoie e le stelle.

Preferisco le nuvole, ogni giorno nuove.

 

Rossella Fumasoni

Roma, 21 aprile 2004

 

 

             

 

Gaetano Regine Umberto a Mare Ischia

“Umberto a mare”

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           G u e s t  B o o k        C o n s u l e n z e      C u r i o s i t à 

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